Preambolo

Gio, 10/11/2012 - 22:49 - amministra

Considerando quanto segue:

i. Il Comune di Bolzano ha firmato il Patto dei Sindaci dell’Unione Europea sulle azioni energetiche sostenibili;

ii. Il progetto „Nachhaltig Wirtschaften - Capitale umano per la sostenibilità“ è stato finanziato dall'Unione Europea con l'obiettivo di mobilitare la Comunità dell’Alto Adige verso le politiche sostenibili, ed il raggiungimento di un patto verde per l'occupazione, in cui la salute dell'ambiente e la creazione di occupazione siano in equilibrio;

iii. La green economy è stata definita un’economia mirata allo sviluppo umano e all’equità sociale che riduce i rischi ambientali e valorizza gli ecosistemi (ILO, Unep, EU, 2011). La green economy si riferisce quindi a settori economici (es. energia), tematiche (es. inquinamento), principi (es. uguaglianza), politiche (es. politiche occupazionali), strategie (es. integrazione obiettivi economici, sociale e ambientali).

iv. La transizione verso la green economy dipende dalla capacità di conciliare due obiettivi concomitanti: mantenere la funzione degli ecosistemi per lo sviluppo (sostenibilità) e individuare i modi per ridurre l’uso di risorse nella produzione industriale e nei consumi delle famiglie (efficienza energetica).

v. Il partenariato sociale è al centro delle politiche dell'Unione Europea e del quadro politico dell’ILO. Il Patto elabora questa tradizione verso la sostenibilità.Il partenariato sociale va oltre il concetto di „tripartitismo“ associato con l’ILO, che in virtù della propria origine, struttura e valori, promuove il dialogo sociale e il partenariato sociale tra i suoi tre membri costituenti (governo, lavoratori, datori di lavoro) su questioni di politiche del lavoro e politiche sociali, a beneficio delle parti e della società in generale.Il Partenariato Sociale è visto qui come l’ „impegno per uno sforzo costante di collaborazione degli attori locali per affrontare l'occupazione, l'ecologia e la giusta transizione verso un'economia verde per il reciproco vantaggio della comunità locale“.In questo specifico contesto dell'Alto Adige, il partenariato sociale sottolinea la condivisione per lo sviluppo umano e un „pensare partecipativo“. Di conseguenza il Patto promuove una „coscienza collettiva“ verso i limiti ambientali che l’azione umana sta superando ed una „responsabilità collettiva“ nei confronti del „interdipendenza tra occupazione, ambiente, responsabilità del datore di lavoro ed ecosistema“. Il Partenariato Sociale genera consultazione, collaborazione, partecipazione e fiducia reciproca. Fiducia reciproca significa che ogni partner opera uno sforzo per capire le rispettive posizioni e genuinamente lavora per raggiungere un senso collettivo all’agire.

vi. Lo sviluppo europeo dei patti sociali è riconosciuto come eredità da seguire. Il Patto per l'occupazione verde è ispirato al documento verde della Commissione Europea del 1997 sul Partenariato per una nuova organizzazione del lavoro. Questo documento di politica europea raccoglie la sfida dei „patti sociali“ che abbraccia organizzazioni datoriali, sindacati e governi all’interno di un modello inclusivo delle questioni ambientali e dell'occupazione. Questo partenariato, previsto per una nuova organizzazione del lavoro, evidenzia i problemi del mercato del lavoro legati a un'economia di transizione quali l'istruzione e la formazione professionale, la fiscalità, la salute e la sicurezza sul lavoro e le politiche del mercato del lavoro.

vii. La Commissione Europea considera il regime dell'orario di lavoro e l’impatto ambientale quali approcci compatibili con lo sviluppo sostenibile e di beneficio per l'intera società. #Ecco perché il Patto Verde per l'Occupazione fa seguito alla risoluzione del Parlamento Europeo sulla riduzione dell'orario di lavoro (GU C 320/1996), dove è stato sollevato il tema del disaccoppiamento dei tempi di funzionamento degli impianti dal tempo di lavoro individuale, anticipando il doppio dividendo di riduzione dell'orario di lavoro sull’occupazione e sull'ambiente.

viii. La Commissione Europea, nella sua Azione per l'Occupazione in Europa, ha lanciato un „patto europeo di fiducia per l'occupazione“ per raggiungere la piena mobilitazione di tutti gli attori in una strategia globale per l'occupazione, incitando gli attori a sfruttare meglio l'effetto moltiplicatore, usando l'interdipendenza tra ambiti economici e ambientali all’interno di una visione onnicomprensiva (CSE 96/1 finale).

ix. L'opinione pubblica sui cambiamenti ambientali è rafforzata dalle prove scientifiche dell'impatto causato dalle attività umane. I geologi usano il termine „Era Antropocenica “ per identificare l'epoca che ha avuto principio nel 1950, in cui l'attività umana ha iniziato a degradare costantemente il sistema globale che sostiene la vita sul nostro pianeta. Quel sistema include il ciclo del carbonio, il riscaldamento globale, il sistema dell’azoto e l’accumulo di prodotti fertilizzanti che crea zone morte in laghi ed oceani.

x. La disoccupazione è accompagnata dall’estinzione di specie, dal degrado degli ecosistemi, da problemi di salute e sofferenza umana. I confini planetari (cambiamenti climatici, azoto e fosforo, perdita di biodiversità, diminuzione di terra da dedicare all'agricoltura, prodotti chimici tossici, perdita globale di masse di acqua dolce, acidificazione degli oceani, impoverimento dell'ozono) mostrano che l'umanità si avvicina ai punti critici ed alla soglia di rischio.

xi. L'attività umana ha causato degrado ambientale e sociale, come evidenziato dai seguenti dati: il numero di profughi a causa del cambiamento climatico ha superato il numero di profughi di guerra e colpisce quasi 60 milioni di individui, la penuria d'acqua raggiunge 2 miliardi di persone, le catastrofi legate al clima coinvolgono 300 milioni di esseri umani, la scarsità di cibo tocca 200 milioni di persone, e altri 2 milioni muoiono per l'inquinamento ogni anno, gli sfollati a causa dalle inondazioni sono 350 milioni, ed il numero di sottoalimentati in tutto il mondo raggiunge 1 miliardo.

xii. L'impatto della cosiddetta „crescita“ sulla povertà può essere riassunto a livello globale dai dati di seguito riportati: l’80% del reddito mondiale è nelle mani del 20% della popolazione; 1,6 miliardi di persone vivono con 1 dollaro al giorno; l'80% della popolazione mondiale non ha accesso alla protezione sociale di base (5,3 miliardi); il lavoro forzato coinvolge 12 milioni di persone in tutto il mondo, la disoccupazione nel mondo tocca 240 milioni di individui, 2 miliardi di persone vivono senza accesso all'energia, 215 milioni di bambini lavorano, 1 miliardo di persone vive in alloggi inadeguati. Osservando quanto già detto sull’impatto della “crescita” sorge una domanda: esiste qualche altro modo per perseguire lo sviluppo umano e l'obiettivo ecologico?

xiii. Il Patto Globale per l'Occupazione adottato dalla Conferenza ILO del 2009 si basa sul lavoro dignitoso e ricorda che i principi fondamentali e il diritto al lavoro, lo sviluppo dell'occupazione, il dialogo sociale e il sistema di protezione sociale costituiscono gli assi portanti per uno sviluppo sostenibile. All’interno di questo si collocano gli obiettivi centrali del Patto Verde per l'Occupazione: generare nuovi posti di lavoro verde rispettando gli standard, valorizzando la protezione sociale nell'economia verde e la promozione del dialogo sociale verso il raggiungimento della triple bottom line (Pianeta, Persone, Profitto).

xiv. Le richieste generalizzate per una transizione “giusta” verso un'economia verde dovrebbero essere tradotte in misure politiche locali che:

a) sostengano le comunità dell'Alto Adige per consentire azioni contro il cambiamento climatico, evitando l'esaurimento delle risorse e l'inquinamento;

b) promuovano gli investimenti nelle tecnologie verdi e nelle occupazioni “verdi”;

c) rafforzino le abilità e competenze “verdi” attraverso il sistema di formazione professionale, per meglio rispondere alle necessità emergenti di un'economia verde.

xv. In Alto Adige sono stati raggiunti notevoli risultati, attraverso le imprese sostenibili, in settori emergenti quali energie rinnovabili, bioedilizia (“CasaClima R”) e gestione integrata dei rifiuti (Agenzia Provinciale Ambiente); il Patto si colloca lungo questa tradizione.

xvi. La gestione responsabile sul posto di lavoro è tra gli argomenti affrontati dal Patto, che assume una priorità fondamentale per la sostenibilità locale. Si evidenzia qui la capacità di contribuire a pratiche lavorative “pulite ed ecologiche”, di prevenire la salute e la sicurezza sul lavoro e la capacità di ridurre gli infortuni legati a processi industriali inquinanti (definiti “brown industry”).

xvii. Lo sviluppo di nuovi piani di offerta formativa e il lancio dell’imprenditoria “verde” tra gli artigiani e le PMI sono la priorità della politica formativa Sudtirolese, al fine di incoraggiare le giovani generazioni alla progettazione del proprio percorso professionale.

xviii. La sfida complessiva si riferisce al coordinamento della politica occupazionale locale con le politiche della formazione verde e le politiche ambientali, per una giusta transizione verso un’economia verde in Alto Adige.

xix. Le considerazioni di Rio 2012 sulle occupazioni verdi e l’inclusione sociale sono di interesse cardinale per la politica sostenibile in Alto Adige, e rappresentano il quadro fondamentale di riferimento per il concetto di “occupazione verde” come un tentativo di cercare un’armonia nell’affrontare contemporaneamente le questioni del lavoro, energetiche ed ambientali.

xx. L'occupazione verde è ritenuta un nuovo paradigma di organizzazione del lavoro, dove il profilo umano è considerato il fine e non il mezzo di accumulazione finanziaria, all'interno di un percorso di sviluppo locale basato sull’interdipendenza con i sistemi ecologici.

xxi. Il significato parzialmente restrittivo di “occupazione verde” fornito dallo studio congiunto EU-ILO in termini di emissioni di CO2, necessita di essere ampliato sino a comprendere, in esso, le dimensioni ambientali e sociali. #Di conseguenza viene conservata la distinzione tra lavoro dignitoso (buona paga, protezione sociale e diritti sul lavoro, parità tra i sessi, ecc…) e questioni ambientali (estrazione, emissione, acqua, suolo, ecosistema, biodiversità) in modo che la comunità Sudtirole sia messa in grado di valutare sia l’ambito sociale che quello ambientale.

xxii. Dovrebbe essere promosso un nuovo modello economico, dove sia il contesto del lavoro che quello della vita privata siano collegati con la “giustizia ambientale”, assumendo una prospettiva etica, qui ed ora, in modo che gli ecosistemi ed il sistema degli esseri umani siano trattati in modo egualitario, evitando sia il degrado ambientale (cambiamenti climatici) che sociale (disoccupazione e la povertà).